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capasa in terracotta pugliese

LA CAPASA: un’Antica Cassaforte di Terracotta

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Il termine capasa deriva probabilmente dall’aggettivo latino capax (adatto a contenere) e indica un vaso senza manici per conservare alimenti, oggetto tipico della produzione artigianale pugliese e fortemente legato alla cucina, alla tavola e alla casa del mondo contadino. Tutte le materie prime provenienti dalla terra e dall’allevamento venivano trasformate per diventare conserve e preparazioni particolari, custodite come riserva di cibo per tutto il resto dell’anno.

La capasa variava dai 20 ai 40 cm di altezza, per una portata che oscillava da 500 g a 12 kg circa. L’esterno era di terracotta porosa, l’interno rivestito di smalto color miele per risultare impermeabile. Il bordo superiore esterno serviva a legare un panno usato come coperchio.

La capasa poteva contenere grassi per le preparazioni di base come la sugna, strutto suino che serviva per tutto l’inverno; ricotta salata detta “forte“; olive in salamoia; alici sotto sale e molto altro. Spesso le capase venivano utilizzate per conservare fichi secchi detti “maritati”, cioè essiccati al sole, imbottiti con mandorle tostate e cotti nel forno a legna, poi pressati dentro la capasa per garantirne la conservazione. Si conservavano anche legumi secchi ed erbe essiccate per decotti.

Manufatti che insieme ai capasoni costituivano il corredo fondamentale delle famiglie contadine di un tempo, così indispensabili da passare di generazione in generazione come preziosi strumenti di sopravvivenza. Oggi questi vasi di ceramica dalla forma essenziale vengono riproposti per la casa moderna come divertente elemento d’arredo, porta mestoli, porta penne, vaso porta fiori o ancora come elegante porta legumi da dispensa.

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