La Ceramica di Grottaglie

Il territorio di Grottaglie si estende lungo le propaggini meridionali delle Murge Tarantine, a circa venti chilometri da Taranto. Fu l’abbondanza di argilla nella zona a favorire lo sviluppo dell’artigianato locale sin dall’epoca preistorica, come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici delle zone vicine.

panoramica grottaglie

Panoramica di Grottaglie. Ph di Ciro Quaranta

L’argilla veniva ricavata dalle cave disseminate nelle campagne, su terreni presi volutamente in affitto per l’estrazione, che veniva effettuata da contadini esperti mediante l’uso di grossi zapponi a forma di mezzaluna detti musu: per individuare lo strato migliore si praticavano prima dei saggi nel terreno, poi si scavavano dei profondi canali sino ad arrivare allo strato stabilito e infine si allargava lo scavo sbancando il manto erboso.

Ogni strato, di formazione geologica diversa, veniva riservato ad una particolare produzione, quelli più profondi alle stoviglie smaltate, i più superficiali alla terracotta. Perciò i maestri figuli si accordavano per sfruttare la stessa cava d’argilla dividendosi i vari strati in base al prodotto che ognuno doveva realizzare, a seconda che fossero faenzari, capasonari o terracottai. L’argilla di Grottaglie era ritenuta duttile e di buona qualità, ricca di ferro e calcio e priva di concrezioni calcaree.

Le gravine, profonde valli carsiche che attraversano il territorio, ricche grotte e anfratti naturali, sono state dalla preistoria all’Alto Medioevo luoghi di sviluppo di un’antica civiltà rupestre.

 

gravina di grottaglie

Gravina di Riggio

 

Questi insediamenti si infittirono nel corso dei secoli fino a determinare in epoca alto medievale un nucleo urbano più compatto compreso tra le gravine di S. Giorgio e S. Elia, il Casale Cryptalearum, da cui Grottaglie, più tardi donato dai Normanni alla Mensa Arcivescovile Tarantina. A partire dal XIV secolo furono costruite le mura fortificate, il Castello e la Chiesa Matrice ad opera dell’illuminato vescovo Giacomo d’Atri.

 

castello episcopio grottaglie

Castello Episcopio di Grottaglie

Seguirono secoli di storia travagliati per la città, che si trovò in balia tanto dei vescovi tarantini quanto dei feudatari laici, con una doppia giurisdizione che causò frequenti tumulti. Gli unici feudatari laici che dimorarono stabilmente nella città a partire dalla metà del Seicento furono i Cicinelli, nobili napoletani che si impegnarono esclusivamente a gestire la loro causa contro gli arcivescovi di Taranto, senza promuovere alcuna committenza artistica nobiliare. Furono invece gli ordini monastici, i Carmelitani, i Minimi, i Cappuccini, le Clarisse, che dal Cinquecento in poi si insediarono in diversi punti della città e promossero la costruzione di chiese, conventi, congreghe fino a diventare non solo grossi committenti artistici ma anche detentori di gran parte delle economie della città.

 

chiesa matrice di grottaglie

Chiesa Matrice

Lungo il Settecento continua la strenua lotta tra i principi Cicinelli e gli arcivescovi di Taranto, che si concluderà pochi anni prima dell‘abolizione della feudalità e della soppressione degli ordini religiosi, con la conseguente chiusura di quasi tutti i conventi e la confisca dei loro beni: abitazioni, masserie, giardini e suppellettili vennero messe all’asta per rimpinguare le casse di un paese e di una popolazione allo strenuo.

Seguirono gli anni dell’Unità d’Italia con l’avvento del brigantaggio, ma anche l’eccezionale santificazione del missionario grottagliese Francesco De Geronimo, con l’insediamento di una comunità gesuitica e la realizzazione di un tempio sacro che ingloba la sua casa natale.

L’istituzione della Regia Scuola d’Arte Ceramica nel 1887, l’avvento delle due guerre e la costruzione dell’aeroporto militare scriveranno la storia contemporanea di Grottaglie. Oggi è parte della rete dei 36 Comuni di antica tradizione ceramica italiana, istituita nel 1997 con il marchio CAT (CERAMICA ARTISTICA TRADIZIONALE).

  Marchio CAT

Le grotte naturali di roccia calcarea sono state da sempre luogo ideale per la lavorazione dell’argilla e molte botteghe hanno ancora la stessa collocazione. Sono situate lungo la gravina di S. Giorgio, ai piedi del Castello Episcopio, nel cosiddetto Quartiere delle Ceramiche o “Li Camennre”: qui sorgono le antiche botteghe artigiane in una concentrazione assolutamente rara e suggestiva nel suo genere.

 

quartiere delle ceramiche

Panoramica Quartiere delle Ceramiche

Esso custodisce la storia della produzione ceramica locale: antiche fornaci costruite a mano, grotte ricavate nel tufo calcareo, vecchi laboratori dai pavimenti irregolari e rivestiti di chianche, grandi cortili, terrazzi e giardini, antichi frantoi ipogei prestati alla lavorazione dell’argilla. Tutto conserva l’aspetto di un tempo, è qui che per secoli la storia si è sedimentata fino ai giorni nostri.

 

scorcio quartiere ceramiche

Scorcio Quartiere delle Ceramiche

Gli scavi archeologici provenienti dalle vicine gravine hanno restituito frammenti di vasi, lisciatoi per levigare la ceramica, cocci di suppellettili e tombe che testimoniano una storia lunga dal Paleolitico sino al Medioevo, alcuni dei quali custoditi presso l’odierno Museo Archeologico di Taranto o presso il Museo delle Ceramiche di Grottaglie. Secondo il Chronicon Salernitanum già nel IX secolo a Taranto operava un porto commerciale che effettuava compravendita di terracotta, gran parte della quale probabilmente proveniva da Grottaglie.

I Catasti antichi a partire dal Cinquecento riportano i nomi di famiglie che per generazioni si sono tramandate un mestiere antichissimo, citando fra le tante la qualifica di cretari, addetti cioè alla foggiatura di oggetti rustici per uso comune. Grottaglie infatti nei secoli della storia moderna diventò il maggiore centro di produzione in Terra d’Otranto di manufatti rustici per uso popolare: capasoni di grandi dimensioni per contenere vino; il pitale per l’olio; la minzana per l’acqua e decine di altri manufatti per la cottura degli alimenti, la tavola, l’arredo, la devozione, l’edilizia.

 

capasoni nel quartiere delle ceramiche

Capasoni nel Quartiere delle Ceramiche. Ph di Ciro Quaranta

L’unica opera datata, un’acquasantiera oggi perduta risalente al XVII secolo, testimonia uno stile fortemente legato al repertorio decorativo della tradizione popolare, piuttosto lontana dalle contemporanee influenze faentine. Uno stile dalla decorazione sobria e dai colori generalmente limitati al blu, arancio e giallo.

Pavimento Chiesa San Francesco di Paola

Pavimento Chiesa San Francesco di Paola

La committenza religiosa proveniente dai numerosi ordini che si insediarono nella città a partire dal Cinquecento hanno prodotto opere di particolare fascino come i pavimenti in mattonelle dipinte con motivi vegetali o geometrici a tinte vivaci, fino ad arrivare al Settecento con la costruzione della maestosa cupola maiolicata della Chiesa Matrice.

Cupola maiolicata Chiesa Matrice

Cupola maiolicata Chiesa Matrice

Tipiche della produzione settecentesca grottagliese sono le ciarle, vasi biansati con coperchio destinati all’arredo delle dimore d’alto rango: sulla loro superficie fanno bella mostra elementi plastici finemente modellati come frutti, foglie, angioletti e teste umane, ma anche piccoli decori dipinti di giallo, bruno, manganese e azzurro chiaro. Compaiono anche bottiglie dalla forma umana, acquasantiere che ricalcano gli schemi architettonici degli altari e dei tabernacoli barocchi con putti, festoni, colonne e conchiglie in una tavolozza vivace di colori. Caratteristico delle fabbriche grottagliesi del Settecento è un blu molto intenso tendente al viola. Fiorisce anche la produzione di oggetti completamente bianchi, caratterizzati da una superficie mossa da baccellature o elementi plastici finemente modellati, ricoperti da uno smalto bianco o avorio che ne esalta le linee raffinate.

 

Pupe

Le Pupe

Col progressivo trasferimento della nobiltà pugliese nella Napoli capitale le forme si fanno più pesanti, le decorazioni diventano geometriche e torna fiorente la fabbricazione di contenitori per le derrate alimentari legata al mondo agricolo, alla conquista di tutto il Mediterraneo: i capasoni.

Per tutto l’Ottocento l’attività figulina a Grottaglie impiegò un terzo della popolazione locale insieme all’agricoltura, organizzandosi più come manifattura che come bottega artigiana. La specializzazione del lavoro prevedeva una figura precisa per ogni fase della lavorazione: il palazziere che prepara a mano l’argilla o palazza; lo stompa creta che prepara l’impasto; il faenzaru che si occupa della tornitura; il caminaru della cottura e tutta una serie di operai, apprendisti e giornalieri che gremivano dentro le botteghe e i fuori nei cortili.

 

Cartolina Quartiere

Cartolina Quartiere delle Ceramiche

Alla fine dell’Ottocento il Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio istituì a Grottaglie la Scuola d’Arte, allo scopo di migliorare la produzione tecnica locale attraverso l’educazione teorica e pratica della classe figulina. Nonostante le alterne vicissitudini essa ottenne riconoscimenti nazionali molto prestigiosi e contribuì a sprovincializzare la cultura artigiana locale.

 

scuola d'arte grottaglie

Scuola d’Arte Grottaglie

L’industrializzazione arrivò con la Fabbrica Calò nel 1910, illustre manifattura che nel corso di trent’anni coinvolse grandi artisti, vinse numerosi concorsi e condusse fino in America le ceramiche di Grottaglie fino al triste epilogo della Seconda Guerra Mondiale.

Insieme produzioni

Oggi a Grottaglie si producono soprattutto ceramiche d’arredo per interni ed esterni, da tavola e per uso decorativo. La preparazione dell’argilla, degli smalti e dei colori oggi ricorre alla tecnologia, ma in molte botteghe i maestri artigiani continuano a realizzare manufatti tipici in cui infondono tutta la loro esperienza e il forte legame con il luogo in cui sono nati. Le generazioni più giovani invece rielaborano e sperimentano la tradizione grazie alla loro formazione, producendo forme nuove.

Dal 1971 la ceramica di Grottaglie viene promossa dall’annuale Mostra della Ceramica, ospitata attualmente presso il piano nobile del Castello Episcopio. Al piano terreno si situa l’odierno Museo delle Ceramiche.

LE MATERIE PRIME

Le argille sono selezionate e garantite dalle aziende produttrici ed hanno una composizione omogenea che permette una giusta velocità di essiccamento e una corretta reazione in fase di cottura.

 

LA MODELLAZIONE

La modellazione a mano libera è il metodo più antico che con l’uso delle mani crea la forma desiderata, specie se ricca di particolari, avvalendosi talvolta di alcuni strumenti come le stecche o gli occhielli per le rifiniture. La modellazione a colombino, detta anche a lucignolo, prevede l’uso e l’assemblaggio di colombini d’argilla, cioè lunghi cilindri simili a grissini, stesi con i palmi delle mani. Essi vengono arrotolati gli uni sopra gli altri, uniti fra di loro e lisciati per ottenere una superficie compatta. Con questa lavorazione si modellano soprattutto vasi e ciotole. La modellazione a lastre prevede il taglio di un pane d’argilla in lastre di spessore omogeneo usando un filo o stendendole con un matterello. Poi vengono tagliate a stampo oppure unite tra loro con l’aiuto di barbottina, argilla liquida che funziona da collante. La modellazione al tornio prevede la foggiatura di un oggetto a partire da una massa di argilla posta al centro di un piatto girevole. Si procede a modellare il pezzo con le mani o con altri strumenti continuando a ruotare finché esso non raggiunge l’aspetto e le dimensioni volute. Si tratta di una fase che richiede molta esperienza da parte dell’artigiano ceramista. Altra tecnica consueta è la modellazione a stampo o colaggio, che si effettua a partire da uno stampo in gesso all’interno del quale si cola argilla liquida. Dopo il tempo necessario all’asciugatura lo stampo viene aperto per l’estrazione dell’oggetto che viene poi rifinito a mano.Un altro procedimento è la pressatura che ricorre ad un’argilla più dura chiusa tra due matrici di stampo che foggiano l’oggetto quando si avvicinano fra loroerfici si avvicinano e foggiano l’argilla all’interno dello stampo.

L’ESSICCAZIONE

E’ necessario che i manufatti in argilla essicchino completamente all’aria per perdere l’umidità residua e la loro plasticità, fissando così la forma ricevuta. Questa fase è assai delicata perchè l’essiccazione deve essere omogenea ed uniforme per garantire durevolezza e coerenza di forma all’oggetto finito. Dopo un certo periodo l’argilla raggiunge lo stadio cosiddetto della ‘durezza cuoio’, cioè il momento adatto ad essere incisa, traforata o decorata. L’argilla è infatti già indurita ma mantiene ancora una certa plasticità.

 

essiccazione

Essiccazione naturale di oggetti in argilla

 

L’INGOBBIO

L’ingobbio è un’antica tecnica di decorazione della ceramica che si effettua quando il pezzo da decorare è ancora crudo e non del tutto asciutto. L’ingobbio è un composto simile alla barbottina, dalla quale però differisce per colore. Va diluito con acqua ottenendo così un impasto cremoso quasi liquido in cui si immergerà il pezzo. Lo strato deve essere uniforme e coprente di circa un millimetro di spessore. Ingobbi di diversi colori si utilizzano per ottenere effetti particolari. Una volta asciugato l’oggetto crudo e ingobbiato sarà infornato (procedimento detto di biscottatura) e successivamente trattato con la cristallina per renderlo lucido.

 

LA PRIMA COTTURA

Essa avviene in forni appositi che raggiungono temperature che superano i 1000 °C fino ad arrivare a 1500 °C. Il processo può durare molte ore e la temperatura deve crescere e decrescere gradualmente. In seguito alla cottura il prodotto subisce una riduzione di volume. Ad esempio tra la temperatura  ambiente e 200 °C si elimina l’acqua igroscopica residua nell’impasto; tra i 250 °C e i 350 °C le materie organiche vanno in combustione; tra i 450 °C e i 850 °C si decompongono i minerali delle argille; ad 850 °C  si decompongono i carbonati (decarbonatazione) e si ossidano i solfuri; tra i 1100 e 1200 °C fondono i feldspati e si ottiene la vetrificazione. Nella produzione ceramica la vetrina è un rivestimento vitreo trasparente applicato sul corpo ceramico prodotto. Il materiale ceramico che ne viene rivestito prende il nome di “invetriato”. La vetrina possiede funzioni impermeabilizzanti, decorative e protettive. In pratica è un ulteriore stato trasparente applicato al prodotto in ceramica che serve a proteggerlo ed abbellirlo senza alterare gli eventuali disegni e la colorazione sottostante. La vetrina si applica di norma sul corpo ceramico già sottoposto a cottura (biscotto) prima della ricottura. Si distingue da un’altra tipologia di rivestimenti vitrei detti smalti in quanto gli smalti sono coprenti e non trasparenti. Infine la presenza di ossigeno in camera di combustione determina il degrado delle sostanze organiche presenti, nonché l’ossidazione delle sostanze minerali. Come risultato si ottiene un prodotto di color rosso ruggine per azione dell’ossigeno sul ferro. Si otterrà, invece, un colore nero scuro per azione del vapore e monossido di carbonio.

 

prima cottura

Prima cottura in forno

LA SMALTATURA

Si immerge l’oggetto ceramico di una soluzione vetrosa opacizzante, bianca se dopo segue la decorazione, oppure di qualsiasi altro colore. Prima di procedere all’immersione nello smalto l’oggetto deve essere perfettamente pulito e privo di polveri. Si possono utilizzare le mani per tenere il pezzo o l’ausilio di pinze in metallo. Per una corretta smaltatura ad immersione è necessario agitare energicamente la soluzione per alcuni minuti fino a quando non risulterà sufficientemente omogenea. Apparentemente semplice, questa operazione richiede invece molta abilità da parte dell’artigiano per far depositare una giusta ed omogenea quantità di smalto su tutta la superficie.

 

Oggetto appena smaltato

Oggetto appena smaltato

La smaltatura ad aerografo consiste nell’applicazione di uno smalto, detto anche cristallina, allo stato di sospensione acquosa, per mezzo dell’aerografo. Esso è uno strumento in alluminio o acciaio, munito di un serbatoio per contenere lo smalto da adoperare e da nebulizzare sull’oggetto.

 

LA DECORAZIONE

Dopo la smaltatura dell’oggetto si passa alla decorazione pittorica con pennello e colori ceramici. Questi colori sono ottenuti da ossidi minerali oppure da ossidi metallici addizionati di fondenti o indurenti. La decorazione può essere anche a graffito o a traforo.

 

Decorazione a pennello

Decorazione a pennello

LA SECONDA COTTURA

Dopo la smaltatura e la decorazione si procede ad una seconda cottura per fissare i colori e donare loro consistenza e brillantezza. Tale cottura si attua in forno ad una temperatura compresa tra i 850°C e i 970°C, a seconda dei fondenti utilizzati nello smalto e sempre al di sotto della temperatura utilizzata per la prima cottura. Questa seconda cottura porterà lo smalto a vetrificare, rendendolo lucido e impermeabile.